Aforismi, citazioni, massime, frasi celebri, pensieri, scritti, note, articoli, didascalie e articoli sulla fotografia, raccolti da Max Boschini. Inizia a leggere, o scopri qualcosa di più su questo taccuino.
All’opposto di quello che viene proclamato dagli stolti, per la conoscenza dell’uomo in immagine, la faccia vale meno del culo. La faccia è l’unica parte del tutto che non debba essere denudata, rivelata, per consentire l’impronta segnaletica; il fotoritratto può essere oggi rubato senza scandalo, nella maniera più umiliante, fotografandolo in mezzo alla folla! Per la plebe, i preti e i colti, che in questo vanno d’accordo come i lerci di un tempo, non è il corpo a rappresentare le idee che suscita, ma sono le idee (di colpa, di vergogna) a essere rappresentate nel corpo, però con l’arbitrio.
Cosa pensa dei giovani reporter che comprano una fotocamera e corrono subito a Gaza, ad Haiti, in piazza Tahrir…? Non c’è più nulla che valga la pena di raccontare in Italia, per un fotografo?
«Si può e si deve fotografare l’Italia. Credo che quei ragazzi siano vittime di una falsa idea di stile fotografico internazionale, omogeneo, globalizzato, una lingua franca comune a tutti, che si venda bene nel giro delle agenzie internazionali, ma non è così, è un inganno pericoloso. Tu che nasci a Udine o a Viterbo non avrai mai due secoli di cultura industriale dietro gli occhi, non farai mai le foto che fa un ragazzo di Detroit, devi tirare fuori il meglio dalla tua cultura visuale, non imitarne un’altra, resterai fregato, preferiranno l’originale alla copia».
Quando una fotografia è “buona”?
«Io le distinguo in calde e fredde. Quelle fredde sono belle, ben composte, e mancano di impegno, non c’è dentro neanche una scintilla di indignazione o di solidarietà. Non ho nulla contro la bellezza nelle foto di reportage, ma in molti casi è solo decorazione: e questa diventa una forma di censura indiretta, perché impedisce alla foto di raccontare. Le fotografie di Bob Capa spesso non sono ben composte, non sono opere da museo, ma sono sempre caldissime. L’ho detto altre volte: non voglio essere ricordato perché ho fatto belle foto, ma perché ho voluto bene alla gente».
« Sentiamo tu, lassù a destra, la prima, in piedi sulla sedia. Ah, sei tu, Ada, sì tu, dimmi: perché sorridi? »
« Non saprei, signora. Perché sorrido? Ma tutte sorridiamo, tutti sorridono quando ci si fa la fotografia” »
…
« E tu, Robertina, perché sorridi? Anche a te pare così buffo? »
« Non so.. ma sempre nelle fotografie bisogna sorridere, l’ho sentito dire.. Forse è per dare più buona impressione. Gi altri, vedendo, penseranno che si è felici e contente. ìnsomma se si hanno dei dispiaceri è meglio tenerseli per sé… »
« I dispiaceri, i dispiaceri, che parola grossa. E tu, Lucietta, mi sapresti rispondere: perché sorridi? »
« Se vuoi proprio saperlo, signora, mi è venuto da ridere pensando alle orecchie della Paola, quella che è in terza… Sa? Noi ci abbiamo fatto l’abitudine, ma chissà come verranno fuori in fotografia quelle due ventole… « Sorridete tutte per poco, a quanto pare. E tu, bella Cristina, mi vuoi dire perché sorridi? »
« O Signora, qui c’è la Franca che mi scherza… »
…
« E tu, Maddalena, contessina, se non sbaglio, sorridi o non sorridi? »
« Eh, mi guardi, signora, deve giudicare lei se sorrido… »
« Non vedo, c’è una macchiolina che ti nasconde proprio la bocca… »
« La cancelli, signora. Cosi vedrà se sorrido o no. »
« Non si può cancellare, avrà almeno cinquant’anni questa macchiolina… quasi vecchia come me… perché io sono vecchia… E allora, coraggio bambine…, non mi avete ancora riconosciuta? »
« La nuova direttrice? »
« Macché direttrice! Una di voi sono. La Luisa sono! Non le assomiglio proprio niente?… Sono la Luisa, ecco, e mi ricordo di tutte voi… Sorridete? Ah, sorridete?… Ma lo sapete o no quante di voi sono ancora vive oggi?…
C’è qualcuna che lo vuoi sapere?… Tacete? Avete dunque paura di saperlo?… Ve lo dirò allora: in quattro siamo rimaste di trentotto che eravamo. »