Che cosa è la fotografia se non verità momentanea, verità di un momento che contraddice altre verità di altri momenti?
— Leonardo Sciascia
Io porto la mia macchina fotografica ovunque vada. Avere un nuovo rullino da sviluppare mi dà una buona ragione per svegliarmi la mattina
— Andy Warhol

Una domanda a Mario Dondero

Si può ancora fotografare in Italia? E cosa?

«Si sta dissolvendo il mondo arcaico che per tanti era l’Italia fotografabile per eccellenza, quella delle feste di paese, dei borghi, delle donne in nero. Ma si può guardare allo stesso modo alle metropoli, alle periferie. Cogliere le mutazioni della società davanti alla porta di casa è un dovere per un fotografo».

L’idea che le fotografie possono non essere un’interpretazione personale è una follia. Io vedo qualcosa; mi passa attraverso gli occhi, il cervello, il cuore, le viscere. Sono io che scelgo il soggetto. C’è qualcosa di più personale di questo?
— Cornell Capa
Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà la mia è una battaglia disperata contro l’idea che siamo tutti destinati a scomparire. Sono deciso ad impedire al tempo di scorrere. È pura follia.
— Robert Doisneau

Una domanda a Gabriele Basilico

Basilico, esiste uno sguardo fotografico italiano?

«Se ne esiste uno, non l’abbiamo creato noi italiani. La fotografia italiana è sempre stata costruita culturalmente sotto l’influenza di miti stranieri. Sono le opinioni sull’Italia fuori dall’Italia a definire cos’è una fotografia tipica italiana. Le fotografie di Letizia Battaglia per esempio sono riconosciute come italianissime perché raccontano la mafia, che è un cliché dell’italianità per il mondo. I curatori stranieri promuovono quel che pensano sia tipico italiano, cercano immagini che rievochino il neorealismo, oppure un certo surrealismo felliniano. Negli anni Ottanta un curatore americano, Charles Traub, mi chiese stupito come mai non ci fossero grandi fotografi italiani di cibo, “con la vostra cucina…”».

Chiunque riceve qualsiasi informazione, ma specialmente quando fosse fotografica, dovrebbe chiedersi perché e in quale modo essa è utile a chi la trasmette, e chiedersi ancora se e in che modo essa può nuocere a chi la riceve. La risposta a queste due domande è l’unica comunicazione che interessa ricevere.
— Ando Gilardi

Una domanda a Ferdinando Scianna

Scianna, lei lo può dire: esiste uno sguardo fotografico italiano?

«Forse no, almeno non come esiste quello francese, o americano. E c’è un motivo. Per i francesi la fotografia è la figlia primogenita della borghesia dell’Ottocento, un patrimonio di stato, presa dal ventre della nazione e regalata al mondo. Per gli americani la fotografia è stata un surrogato delle radici storiche, non hanno avuto Cimabue e hanno dovuto costruirsi una tradizione in un altro modo. Per gli italiani la fotografia è una parente negletta, orfana: di chi siamo figli noi fotografi italiani? Del conte Primoli? Dei suoi colleghi aristocratici fotografi per sport? Io mi sento più figlio di Nadar».

E’ il collegamento tra la percezione e la memoria, quello che fa la differenza fra l’essere e il non essere fotografo, fra il guardare e il vedere.
— Enzo Sellerio
Penso che un fotografo che sia realmente tale non può essere che uno scrittore che si esprime per immagini.
— Enzo Sellerio