Aforismi, citazioni, massime, frasi celebri, pensieri, scritti, note, articoli, didascalie e articoli sulla fotografia, raccolti da Max Boschini. Inizia a leggere, o scopri qualcosa di più su questo taccuino.
Si può ancora fotografare in Italia? E cosa?
«Si sta dissolvendo il mondo arcaico che per tanti era l’Italia fotografabile per eccellenza, quella delle feste di paese, dei borghi, delle donne in nero. Ma si può guardare allo stesso modo alle metropoli, alle periferie. Cogliere le mutazioni della società davanti alla porta di casa è un dovere per un fotografo».
Basilico, esiste uno sguardo fotografico italiano?
«Se ne esiste uno, non l’abbiamo creato noi italiani. La fotografia italiana è sempre stata costruita culturalmente sotto l’influenza di miti stranieri. Sono le opinioni sull’Italia fuori dall’Italia a definire cos’è una fotografia tipica italiana. Le fotografie di Letizia Battaglia per esempio sono riconosciute come italianissime perché raccontano la mafia, che è un cliché dell’italianità per il mondo. I curatori stranieri promuovono quel che pensano sia tipico italiano, cercano immagini che rievochino il neorealismo, oppure un certo surrealismo felliniano. Negli anni Ottanta un curatore americano, Charles Traub, mi chiese stupito come mai non ci fossero grandi fotografi italiani di cibo, “con la vostra cucina…”».
Scianna, lei lo può dire: esiste uno sguardo fotografico italiano?
«Forse no, almeno non come esiste quello francese, o americano. E c’è un motivo. Per i francesi la fotografia è la figlia primogenita della borghesia dell’Ottocento, un patrimonio di stato, presa dal ventre della nazione e regalata al mondo. Per gli americani la fotografia è stata un surrogato delle radici storiche, non hanno avuto Cimabue e hanno dovuto costruirsi una tradizione in un altro modo. Per gli italiani la fotografia è una parente negletta, orfana: di chi siamo figli noi fotografi italiani? Del conte Primoli? Dei suoi colleghi aristocratici fotografi per sport? Io mi sento più figlio di Nadar».