Lettera autografa di Ignazio Silone

22 febbraio 1968

Mia cara Inquisitrice,
ritrovo tra le carte un suo biglietto in cui mi chiede, per il panegirico - requisitoria in gestazione, una mia fotografia da bambino. Devo deluderla, non ne ho, non ne ho mai fatte, la prima la feci in gruppo, che avevo sedici anni. E non ne ho di mia madre, né di mio padre.

La mia famiglia aveva, verso il ritratto, una ripugnanza da Antico Testamento. A Pescara capitava ogni tanto un fotografo ambulante; ma non era ben visto farsi fotografare, salvo assoluta necessità. Ricordo una conversazione di mia madre con la propria madre, a proposito appunto di farsi fotografare. Noti che mia madre continuava a consigliarsi con sua madre anche avendo figli grandi. “Che ne pensi, le chiese, se mi facessi fotografare?” “A che ti servirebbe” “Per i figli: quando non ci sarò più avranno un ricordo” “Credi che altrimenti di dimenticheranno?” Non credo”.

“Neanch’io ti lascio fotografie di me, aggiunse la nonna. Quando non ci sarò più, mi dimenticherai?” “No, di certo” concluse mia madre e rinunciò all’idea. Poi accadde che lei morì prima della nonna. Così non ho fotografie di nessuna di loro. Mi scusi, sono un essere primitivo.