29th
Magia ed illusione
L’aforisma di cui sotto è del famoso scrittore, poeta e drammaturgo irlandese Oscar Wilde. Lo faccio mio parzialmente, modificandone il finale e aggiungendo semplicemente un avverbio di negazione: “La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello non che si ha”.
Ogni qual volta torno da una seduta fotografica, rigorosamente analogica, il primo pensiero è rivolto a ciò che risulta essere impresso sul negativo: “Come saranno le foto? Chissà se ne tirerò fuori un paio di belle…”. Possono passare anche alcuni giorni, dal momento dello scatto alla stampa su carta: in questo intervallo di tempo mi cullo nella convinzione che probabilmente buona parte dei fotogrammi saranno dei capolavori. Il desiderio di correre in laboratorio è fortissimo, la voglia di toccare con mano e vedere finalmente le proprie foto non mi da tregua. Poi magari, una volta sviluppato e stampato il tutto, il risultato sarà meritevole esclusivamente del cestino, ma la particolarità di non poter osservare immediatamente il frutto delle proprie fatiche rende la cara vecchia pellicola un oggetto magico ed illusorio.
Fino al momento in cui gli acidi non impressionano la pellicola, ci si culla nella speranza, desiderano ciò che non si possiede e pronti a sconfessare questo amore non appena le foto risultano stampate. L’illusione svanisce, ci si rende conto che come al solito gli scatti non sono nulla di speciale, si pensa già alla prossima uscita, al nuovo effimero desiderio che immancabilmente tutto ciò si porta in dote. Con tutto il rispetto, il digitale non potrà mai equiparare la magia dell’analogico. Il monitor rende tutto troppo veloce, troppo immediato. Mi vien da dire che “La felicità non è avere quello che si vede”.